Il coro

Attualmente il coro diretto dal Maestro Massimo Palombella è composto da 20 cantori adulti stabili e da circa 35 ragazzi cantori, i Pueri Cantores, preparati dal Monsignor Marcos Pavan coadiuvato dal Maestro Michele Marinelli. I ragazzi frequentano una scuola parificata interna completamente gratuita, la Schola Puerorum, nella quale entrano in III elementare, completando il loro percorso educativo e musicale in III media.

La sfida del Concilio Vaticano II in ambito musicale ha reso necessaria un’analisi approfondita e critica delle fonti e la recezione oculata di quanto oggi ci ha consegnato la ricerca scientifica circa la musica rinascimentale. Ciò ha permesso un intelligente e doveroso dialogo con la modernità per trovare strade che traducano, con cognizione di causa, il segno grafico in segno sonoro.

Questo processo ha condotto la Cappella Musicale Pontificia “Sistina” a rivisitare ormai da qualche anno un certo modo di cantare atto a produrre forti e possenti “suoni basilicali”. Ciò è avvenuto anche per due semplici ragioni storiche: nel XVI secolo le Celebrazioni del Papa non si svolgevano nella Basilica di San Pietro ma usualmente in Cappella Sistina; l’attuale Basilica Vaticana non esisteva essendo in costruzione. La grande emotività di una massa sonora che canta “in voce” per riempire di suono le volte di una Basilica è allora sostituita dalla raffinata percezione del testo, dalla resa emotiva ed espressiva della parola attraverso il suono, dalle relazioni dialettiche emergenti dal linguaggio contrappuntistico inteso come componente intellettuale mossa dagli affetti. La scrittura rinascimentale offre inoltre una grande trasparenza, realizza una polifonia che assegna a ogni voce separatamente una partecipazione emotiva trasformando il tutto in una polifonia di emozioni, in un contesto percettivo dove ognuno ha modo di ritrovarsi. In questo delicato processo è allora necessario ricuperare il testo, interpretarlo su basi semiologiche, decidere la dinamica nel rapporto tempo-scrittura, scegliere le altezze giuste in relazione alla regola rinascimentale del trasporto, curare l’intonazione in conformità alla scala usata nel Cinquecento (e non quindi su scala temperata), misurare e calibrare le sonorità non per un mero ripristino “filologico” ma per una corretta collocazione “liturgica” di questa musica e per una plausibile ricomprensione del clima vocale rapportato alla scrittura.